giovedì, 18 novembre 2010
Saviano e Fazio: andatevene via voi
Stavollta pensano sia stato passato il segno: i familiari di chi è in stato vegetativo — e le loro associazioni — hanno preso malissimo la trasmissione di Fabio Fazio, le sue parole e quelle dei suoi ospiti. Prendiamo Massimo Pandolfi, presidente del club “L’inguaribile voglia di vivere”, che ha scritto una lettera aperta a Fazio e Saviano: « Magari non ve ne siete neppure accorti, o magari sì, ma parlando di Eluana Englaro e Pier Giorgio Welby avete offeso e umiliato centinaia di migliaia d’italiani ».
Spiega a Saviano perché: « Ripeta certe cose lunedì prossimo a tutti quegli italiani che resistono, e soprattutto esistono, ad esempio attaccati a un respiratore. Se vuole, gliene porterò una bella rappresentanza in studio. Dica loro: “La vostra non è vita”, ma guardando in faccia i malati o i disabili e le loro mogli, i mariti, i figli, gli amici. Vedrà che scoprirà un altro mondo». Post scriptum, infine, per il conduttore: « Caro Fazio — chiude Pandolfi — faccia pure l’ultrà radicale con la faccia del bravo ragazzo. Ma almeno racconti la verità. E su Eluana lei ha detto a milioni di italiani una grande bugia: era in coma da 17 anni. No, signor Fazio. Prenda un vocabolario e impari cosa vuol dire la parola coma. Non è un dettaglio, è una deriva».
Mario Melazzini, presidente dell'Aisla (Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica) e malato di SLA, da anni impegnato a viaggiare per l’Italia e a dare voce ai malati che vogliono vivere ed essere aiutati dallo Stato, dice: « Ci sono migliaia di persone che vivono in condizioni simili a quelle di Englaro e Welby e gridano di essere sostenuti e aiutati. Ma non vengono ascoltati. Quello che è accaduto a Vieni via con me è stato tremendamente scorretto e antidemocratico. Oggi c'è una incredibile carenza di sensibilità verso queste persone che soffrono. Siamo in una società di benpensanti che crede che la condizione di disabilità non sia conciliabile con una vita degna di essere vissuta; l'unica a levarsi a nostra difesa sempre e comunque è proprio la Chiesa, che assiste in mille modi con amore e gratuità — parola scandalosa in questi tempi — moltissimi malati di tutta Italia, la stessa Chiesa che a Vieni via con me, strumentalizzata per alcuni vecchi errori non di sé stessa ma dei suoi uomini, è stata presentata come un'Istituzione crudele ed insensibile. Ma questa dell'assistenza dei preti agli infermi è probabilmente una realtà sconosciuta a Saviano o a Fazio. Noi chiediamo solo che sia rispettato il diritto alla vita dei malati in così gravi condizione di salute, e che vengano aiutati ». È stata « una trasmissione a senso unico che mina la libertà di espressione — secondo Fulvio De Nigris, direttore del Centro studi per la ricerca sul coma “Gli amici di Luca” —. Ma è possibile definire il coma in maniera così distorta e dare della convivenza con la disabilità e la malattia un’immagine così fosca e deprimente? ». Con quella trasmissione « sembrava essere tornati indietro nel tempo quando, attraverso le parole del padre di Eluana, si costruiva l’immaginario collettivo delle persone in stato vegetativo come attaccati a tubi e macchinari, in fine vita e senza prospettive di relazioni », mentre « sappiamo che non è così » e, soprattutto, lo sanno «i tanti familiari che vivono questa condizione e che anche oggi (ieri, ndr) ci hanno telefonato. Vorrebbero avere diritto di replica ma, a loro, sembra non sia dovuto ».
Il malumore è forte e diffuso. In quella trasmissione « sono state pronunciate frasi fortemente offensive verso chi segue valori diversi, e siamo il 99,9 per cento — dice Claudio Taliento, vicepresidente dell’“Associazione Risveglio” —. Non si possono definire "non vite" o "vite indegne" quelle di chi è in stato vegetativo: stiano dunque attenti a esprimere le loro opinioni », che « vanno rispettate, per carità », però espresse « senza offendere chi opera scelte diverse ». Ancora: « la cosa aberrante — sottolinea Taliento — è che si sta sviluppando intorno al signor Englaro un fenomeno mediatico » e oltre tutto « senza mai invitare una persona che vive o ha vissuto una situazione come la sua ».
Margherita Coletta, presidente dell’associazione “Bussate e vi sarà aperto” — che andò più volte a trovare Eluana a Lecco — si dice « sdegnata » per una trasmissione, «d al titolo inappropriato, Vieni via con me, visto che Eluana è stata costretta "ad andar via" per decisioni di altri ». Domanda, la Coletta, « in un Paese che si definisce democratico come si possa mandare in onda una trasmissione nella quale gli ascoltatori non possono ascoltare voci che dissentono da quanto viene detto ».
Sono arrabbiati anche diversi operatori della giustizia: « la lettura in trasmissione degli stralci della sentenza della Cassazione dell’ottobre 2007 era corretta — spiega Rosaria Elefante, presidente dell’Associazione nazionale biogiuristi — peccato che nessuno tuttavia fosse lì a raccontare come per Eluana non sia stato applicato nulla di quanto previsto in quella sentenza: un consenso attuale e informato lei non l’aveva mai dato, come neppure non aveva mai espresso il rifiuto delle cure e, soprattutto, lo stesso signor Englaro dichiara "noi siamo stati la voce di Eluana" e appunto andava indagata l’autentica volontà di Eluana prima di dare voce a dichiarazioni, presunte, della ragazza ».
Anche nel "Palazzo" l’umore non è dei migliori. Il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, scrive una lettera aperta che oggi pubblica Libero: « Caro Saviano, in tanti abbiamo creduto che fossi un uomo di coraggio. Invece eccoti lì, davanti alle telecamere di Vieni via con me, a raccontare la storia di Welby senza mai avere il coraggio di pronunciare la parola fatidica: eutanasia », usando invece « sempre, accuratamente, solo il termine "accanimento terapeutico", come se intubare una persona costituisse di per sé una forma di accanimento ».
C'è poi un altro tema che merita di essere trattato, magari meno esplicito, ma di assoluta evidenza: l'attacco alla Chiesa. Quanto sussiego. Quanta retorica. E che propensione al predicozzo. Quanto ricorso al tremolare di lacrimuccia sotto i fari tv. Poca storia. Molte chiacchiere e molta furbizia. Molti slogan. La De Filippi in confronto è una dilettante. « Aria nuova » dicono i vertici di Raitre. Sarà… Aspettiamo dunque che di questa aria possa godere anche chi non la pensa come i due predicatori Saviano-Fazio. La puntata di lunedì ha avuto un convitato di pietra. Come se i due "mattatori" avessero un complesso grande come una casa. E questo complesso si chiama cristianesimo, si chiama Chiesa. L’unico bersaglio vero, tenacemente e persino violentemente cercato, è stata infatti la Chiesa. Fatta passare per una realtà assurda che disonora i giusti, asseconda i potenti e i ladri, viola le coscienze e non vuole i poveri tra i piedi. La Chiesa evidentemente va bene, ma solo se la pensa come loro. È insopportabile per questi nuovi "giusti" tribunizi che ci sia qualcuno che non segue il filo così buono, carino, ricercato eppure casual, moderno, ovvio delle loro posizioni. Lo diceva cent’anni fa Newman: non la vogliono eliminare, ma vorrebbero la Chiesa come ancella. E infatti, han trovato qualche prete vanitoso che si è prestato a fare in tv da scendiletto delle loro prediche squinternate e faziose. Roba da non crederci: tra i 32.000 sacerdoti diocesani d'Italia chi sono andati a pescare?! Il famosissimo don Gallo, manifestante più volte con i no-global, reo confesso di aver avuto diversi rapporti carnali in passato, e celebre per nient'altro che avere un'idea del tutto personale del Cattolicesimo e per niente in linea con il resto della Chiesa. Un prete vanitoso, vanitoso come tutti quelli oppressi da un complesso Saviano e Fazio restano per così dire impigliati, e un poco grotteschi, nel loro agitarsi. Come quelli che hanno il complesso della statura e mettendosi tacchi evidenziano di più la loro insofferenza. Un che di posticcio come risultato. Di finto. Hanno dato fondo al repertorio più consono a somigliare a custodi di una verità, hanno dato il massimo finendo per diventare in definitiva una brutta caricatura del loro avversario dichiarato. E si è capito che non sono giornalisti — ché non lo sono, evidentemente — non sono solo predicatori, ma possibilmente a vescovi e papi vorrebbero farsi somiglianti, ma non a quelli veri bensì a quelli che spacciano per veri e insolentiscono. Finendo più volte nel patetico e nel grottesco.
La Rai coi nostri soldi ha permesso loro di celebrare la liturgia dell’attacco fazioso, del pensiero a senso unico su questioni drammatiche e discusse, su ferite aperte per migliaia di famiglie. Ha permesso di pontificare con sussiego su questioni gravi. Forti del successo di ascolti (naturalmente i successi tv sono sporchi e cattivi solo quando li fanno altri e con la massificazione no, loro non c’entrano) ora fanno dire in Rai: era ora che si sperimentassero vie nuove. Certo, c’è bisogno di nuove piste, di nuove idee. Di volti nuovi. Di nuovi "format". E di «aria nuova». Ma non di questa retorica vecchia di almeno cinquant’anni. Non c’è bisogno di questi visini compunti da finti chierichetti già veduti mille volte. Non di questi oratori complessati. Non di queste faziose ricostruzioni dei fatti, di questi monologhi da inviato della Giustizia nei salotti tv. Forse i nuovi predicatori non capiranno mai la differenza tra il loro predicare e il cristianesimo. Forse il loro complesso li porta a pensare di essere in questo modo quel che la Chiesa dovrebbe essere. Lo fanno persino (forse) in buona fede, certo non solo per i molti soldi che ci guadagnano. Lo fanno per salvarci tutti. Per rendere tutti migliori. Così da non aver più bisogno del cristianesimo. Di non aver più bisogno della Chiesa. Perché bastano loro, piacevoli, in primo piano, in quel che hanno deciso essere il nuovo tempio: la tv.
Da "Avvenire".
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